Inizio a temere che tra me e la città delle scale [...] non ci sia un gran feeling. Eppure mi sembrava.
Al di là dell’altissima formazione che altissima non è, neanche alta, appena media, direi, scopro aspetti che dovevano essere caratteristiche uniche della città dei mandolini, come dire.
Confusione e borseggiatori. Sic!
Non che abbia mai avuto niente contro la confusione. Sono la regina, l’imperatrice della confusione. A casa mia.
Di certo non ho mai pensato di chiedere migliaia e migliaia di Eurini per un corso di cui: non sono capace di stabilire un calendario prima di quattro settimane dopo l’inizio delle lezioni (non che sia definitivo, eh), non sono capace di organizzare tirocini, anzi, non so proprio come-dove-quando (se?) farli fare, una settimana DOPO il teorico inizio degli stessi. Non sono capace di dare una tessera universitaria per avere qualche servizio minimo tipo biblioteca, non sono capace di fornire un binliografia agli studenti (ma del resto, non avendo accesso alla biblioteca a che servirebbe?), non sono capace di dire ai docenti a chi e di cosa dovrebbero parlare…una che mi dice “Beh quando si fanno le missioni in cooperazione allo sviluppo si dice una data agli esperti ma poi slitta sempre, è la regola”. SCUSA?! Non per fare la sborona, ma quando io organizzavo le missioni agli esperti veniva detta una data e quella era. Certo, invece di aspettare i tempi regolari ministeriali facevo la spola fra mille uffici per fare in tempo, ma le date non si cambiavano. Forse che a Roma c’è più precisione che nella città delle scale? Lo sa questo il mini-stro? e questo sarebbe un centro di eccellenza, fra l’altro. Vabbe’.
Borseggiatori.
Mai possibile che in quattro anni a Roma e cinque a Napoli non mi abbiano rubato niente (ok, un episodio a Napoli, ma avevo un’amica-supereroe che inseguì il furfante e, con l’aiuto di un provvidenziale signore che gli fece lo sgambetto – che bei momenti! – recuperammo il maltolto), in tre settimane qui mi abbiano preso portafogli e documenti? Poi, certo, quando uno “gli dice male”: in tutto c’erano 20 centesimi in monetine, neanche sto gran guadagno. Carte bloccate un minuto dopo la scoperta, però che scocciatura rifare i documenti. A ottocento chilometri di distanza.
Cornuta e mazziata: PosteItaliane adesso ha in ostaggio i miei (pochi) soldi. Scalato subito il contributo per la nuova tesserina, dopo dieci giorni ancora non arrivava. Dovendo tornare quassù al nord, ho pensato che potevo farmi un assegno. Ma invece no! Assegno riscuotibile solo nell’ufficio in cui è radicato il conto. Ma cos’è, un albero?! Possibile che non ho il diritto di ritirare quanto ho depositato (e non nell’ufficio-bosco, naturalmente)?
Cambierò banca, cela va sans dire. Però almeno mi sarei aspettata un briciolo di umanità dalla tizia acidissima del callcentre che invece di rispondere alla mia domanda “c’è qualcosa che posso fare per riavere un po’ del mio denaro dato che senza quello NON POSSO tornare nel posto in cui è radicato il conto?” continuava a farmi un interrogatorio inutile e intimidatorio del tipo “ma lei l’ha fatta la denuncia alle autorità competenti?” Eh no, me ne sono andata in giro a festeggiare! IDIOTA! certo che l’ho fatta. “E ha provveduto a bloccare la carta e chiederne una nuova?” MA NO, aspettavo che le empatiche PosteItaliane “sentissero” che me ne serviva una nuova e me la mandassero, tanto per.
Sono piuttosto incazzata, e se la tizia si trovasse nella stessa situazione le starebbe pure bene. Del resto, sono cose che possono succedere…
Inizio a pensare che la borsa di studio per questo fantastico master rientri nel piano di sfiga del 2009. Fortuna che manca poco più di un mese alla fine, ormai
Ciauz

