Dopo il doveroso titolo – ovviamente in fondo alla pagina – sui morti di Duékoué, – e solo perché, insomma, pubblichiamo come articoli i comunicati stampa delle ong epoi ci facciamo sfuggire quello della Croce Rossa? – di nuovo silenzio di tomba sulla guerra in Costa d’Avorio.
Nono sono esterrefatta, di più, ma tanto.
Non è che stiamo parlando di un comitato di quartiere che non si mette d’accordo su quale strada fare a senso unico. Parliamo di un Paese intero, due eserciti che si affrontano, le Nazioni Unite che intervengono ormai anche decisamente, i francesi che adesso appoggiano militarmente le operazioni, parliamo di armi pesanti, di razzie, di soccorsi bloccati.
E noi parliamo di un esercito in ogni regione. Ma li leggete i giornali? i giornali del mondo di fuori, dico, non quelli di casa nostra che ormai parlano solo di processi brevi e lunghi e tsunami umani e nani e ballerine varie.
Ci sono elicotteri che sparano sui depositi di armi, e sul palazzo presidenziale, adesso, e c’è gente – persone – rintanata negli appartamenti al pian terreno che per sfuggire alle bombe rischiano di confrontarsi con i razziatori, perché le iene non mancano mai. C’è una guerra vera e noi abbiamo dato un’occhiata agli ottocento morti di Duékoué e poi, per non impressionarci, siamo tornati ai nostri passatempi quotidiani.
Nani e ballerine. Rigorosamente italiani. Ma anche no, purché ci intrattengano.
Io ho paura per i miei amici, per quelli che non riesco a sentire, per quelli che mi dicono “ma tu che sai delle bombe che sentiamo qui attorno” e poi spariscono. Per quelli che rispondono adesso ma ho paura a fare la telefonata domani, o fra un minuto.
Ho paura che un Paese che ho tanto amato stia perdendo tanto. Paura di non riconoscere i luoghi, di trovare le persone cambiate, di non ritrovarle. E la consapevolezza di non poterci far e niente non aiuta, davvero. E neanche sapere che se fossi là sarebbe solo una pena per altri, qua, aiuta.
Ho paura di trovare quello spirito che tanto mi faceva sentire a casa devastato.
Ho paura che quello spirito, qui, stia morendo lentamente.
E ho paura di essere troppo ansiosa di andarmene per voler ritornare.
E so di sbagliarmi, perché ci sono tanti che si interessano. E so che siamo migliori di quello che ci fanno credere con i loro nani e le loro ballerine, dobbiamo solo aiutarci fra noi a guardare fuori dal nostro recinto, e a non distogliere subito lo sguardo, se non ci piace quello che vediamo.





