Sul serio.
Non sto scherzando.
Se raccolgono adesioni per sostenere la candidatura del miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni (si certo, mi hanno spiegato che ha letto la lista al contrario, ma vallo a spiegare a quelli che l’hanno sentito dalla sua propria voce originale), allora, miei cari, potete anche iniziare a raccogliere adesioni per sostenere la mia candidatura al premio Nobel per la Letteratura.
Quando è comparsa la notizia – era fine aprile, credo – pensavo a un pesce d’aprile tardivo. Che so, sfruttiamo l’effetto sorpresa. Anche il sito* sembrava una bufala. O forse mi sembrava una bufala perché non volevo crederci. Pensandoci bene, probabilmente è così.
“Un uomo che ha saputo coniugare, con la sua vita, le sue opere ed azioni, il pensiero liberale di Milton Friedman, l´umanesimo economico di Wilhelm Röepke, l´aspirazione di Muhammad Yunus a creare un sistema capitalista inclusivo e non esclusivo“.
Ma con queste premesse non sarebbe stato meglio candidarlo al Nobel per l’Economia?!
Considerazioni sull’opportunità di cambiare categoria a parte, davvero non capisco la ratio dietro questa operazione. O meglio.
Sicuramente c’è, ma da quello che leggo nelle spiegazioni ufficiali del comitato promotore non la vedo. Non vedo una ragione per cui dovrebbero prendere in considerazione questa candidatura. Una ragione valida, intendo.
Dicono per la Georgia, per la Libia, per le missioni di pace all’estero, perché non è mai andato a un italiano (sic!).
Al momento eliminerei il riferimento alle missioni di pace. Va bene l’adorazione smodata, ma qualche conseguenza negativa mi pare ci sia, e che sia sotto gli occhi di tutti, adesso. Stanno creando un po’ di maretta nella solida coalizione, addirittura.
Magari anche la Libia non è un argomento da sbandierare troppo. A parte il consenso dell’amichetto suo, quello che faceva lezioni di democrazia, non mi pare che abbiano raggiunto un accordo poi tanto equo. E vantaggioso. Per le popolazioni, intendo, non per i pochi che ci guadagneranno, su una sponda e sull’altra. Ottimi rapporti con Gheddafi non è una cosa che scriverei sul mio Curriculum, per dire. Ecco perché non sono il Presidente del Consiglio (?).
E per come tratta i disoccupati che farebbero meglio a trovarsi “qualcosa da fare”? curnuti e mazziati dicono quassù nell’amena campagna. E quaggiù al Sud.
Mi ha fatto molto pensare ieri sera l’intervista di Daria Bignardi a Roberto Saviano. Al di là dell’opportunità o di andare in giro per il mondo a esportare la democrazia – e imporla, se necessario – sono in maggioranza ragazzi del Sud, presumibilmente ragazzi che si sono “trovati qualcosa da fare” per non restare disoccupati, a partire per queste missioni. E a morire, if need be. Non c’entra forse niente col Nobel per la Pace, però…
E per come tratta quei cattivissimi clandestini che vogliono invaderci attraccando coi gommoni? diciannove anni dopo il Nobel all’UNHCR…
per i toni concilianti con cui si rivolge alla stampa? o per come risponde alle domande della stampa? o per il trattamento che riserva alla stampa che dovrebbe essere amica ma invece critica?
per il rispetto che dimostra ai suoi oppositori? o anche ai suoi alleati?
Non parlo di come considera e tratta le donne, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. E troppo umiliante, anche.
Se questo è un uomo che merita il Nobel per la Pace, o che la sua candidatura venga anche solo presa in considerazione, allora iniziate a raccogliere firme per la mia candidatura al Nobel per la Letteratura.
Meritatissimo.